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Storia del Chianti Classico Secondo noi.

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Variazione del 1996: "Articolo 2. Il vino "Chianti Classico " deve essere ottenuto da uve prodotte nella zona di produzione delimitata nel successivo articolo 3 e provenienti da vigneti aventi, nell'ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica: - Sangiovese: dal 75 fino al 100% - Canaiolo nero: fino al 10% - Trebbiano toscano e Malvasia del Chianti singolarmente o congiuntamente: fino al 6% Possono inoltre concorrere alla produzione le uve a bacca rossa dei vitigni raccomandati e/o autorizzati nelle unità amministrative della zona di produzione delle uve di cui al successivo articolo 3 nella misura massima del 15% del totale delle viti." (disciplinare del chianti classico 1996).

Variazione del 2002: " Articolo 2. Il vino "Chianti Classico" deve essere ottenuto da uve prodotte nella zona di produzione delimitata all’art. 3 del presente disciplinare di produzione e provenienti da vigneti aventi, nell'ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica: Sangiovese minimo 80%, possono concorrere alla produzione di detto vino le uve a bacca rossa provenienti dai vitigni raccomandati e/o autorizzati nelle unità amministrative della zona di produzione delle uve di cui all’art. 3 sopra citato nella misura massima del 20% della superficie iscritta all’Albo Vigneti. Fino alla vendemmia del 2005 compresa, potranno concorrere alla produzione di detto vino, congiuntamente o disgiuntamente, fino ad un massimo del 6% i vitigni Trebbiano Toscano e Malvasia Bianca." (www.agraria.org)

Variazione del 2006: "Nel nuovo disciplinare la percentuale minima di Sangiovese è salita dal 75 all’80%. Il Sangiovese può essere, naturalmente, vinificato anche "in purezza" (100%). Insieme al Sangiovese possono essere presenti altri vitigni a bacca rossa (quelli autoctoni, come il Canaiolo e il Colorino, e altri "internazionali" come il Cabernet Sauvignon e il Merlot), in una percentuale massima del 20%, mentre le uve bianche (Trebbiano e Malvasia) non possono più essere utilizzate dalla vendemmia 2006". (consorzio del chianti classico)

 

Statistic of wine

La 'ricetta' originale non è esiste più. Anzi si da un calcio a piè pari a 2300 anni di tradizione sostituita da quantità triple di vino per ettaro alla ricerca di una cosa sola: una fetta in più di mercato che in quanto a concorrenza è semplicemente inseguire un'utopia. Dei paesi della lista, solo Germania e Francia sono quelli che hanno vita storica antica. O meglio, non hanno subito colonizzazioni dove le popolazioni locali sono state sostitute. Non solo, in Francia ed in Germania, l'utilizzo di uve saporite (merlot, cabernet, syrah), è giustificato dalla cultura, dalla storia e dalla latitudine. La Spagna non ha mai cancellato totalmente le proprie tradizioni culturali, semmai le ha difese strenuamente, integrandole però con nuovi prodotti. L'unico paese che davvero si è comportato come un perfetto matto scatenato, siamo tristemente noi.

E per conferma di quanto dico.. un vino francese in chianti... francese? In Chianti? Un pregio?

La cosa pazzesca è che attraverso queste leggi e regolamenti hanno impedito di fatto la libertà di ogni produttore di potersi esprimere liberamente nell’ambito della propria cultura. Mentre originariamente c’era una sola ricetta, un solo vino, adesso quel vino non c’è più, per legge non si può più fare. E’ come se qualcuno domani dicesse: “il david di Michelangelo non è mai esistito”.

Adesso magari voi venite qua a visitare una fattoria e fare un assaggio vino. A cercare qualcosa di particolare, magari comprare qualcosa e cosa trovate?

Intanto una fattoria ha una tassa sul vino particolare. E' del 20%, viene incassata e non versata allo stato. Una specie di sovrattassa che non viene pagata da un importatore estero. Quindi un importatore magari statunitense, oltre che avere uno sconto quantità, ha anche uno sconto previsto dalla legge. Andate in azienda e troverete lo stesso vino che trovate sotto casa ad un prezzo semplicemente più alto. Una bottiglia che pagate direttamente dal produttore circa 7,50 euro, se la trovate in un supermercato anche italiano, spesso è venduta intorno a 5,00-5,50 euro. Per concludere la patacca del tutto italiana, quello che comprate è un vino prodotto in Italia, di cui viene accuratamente nascosta la diversità dalla tradizione, che spesso non è manco quello che credete di comprare, e che di tipico italiano e di tradizionale, ha solo il nome. tutto il resto. boh, potrebbe anche venire da marte.

Adesso magari vi direte: "che ci vengo a fare li"? Intanto a cercare quei piccoli produttori, pochi, che ancora fanno tipicità, tradizione e qualità. Sul serio. Non le solite puttanate pseudo scientifiche e pubblicitarie che vi raccontano in tv. Leggete i dati come sono, credete ai vostri sensi, a chi siete e cosa volete e trovate il prodotto vero, autentico, reale, unico. Con qualche "dritta" che in assoluto non può essere scritta. C'è sempre qualche tradizionalista convinto che seguita a fare il vino come si deve fare in Chianti. C'è! Sicuri che c'è!;)

La cosa pazzesca è che attraverso queste leggi e regolamenti hanno impedito di fatto la libertà di ogni produttore di potersi esprimere liberamente nell’ambito della propria cultura. Mentre originariamente c’era una sola ricetta, un solo vino, adesso quel vino non c’è più, per legge non si può più fare. E’ come se qualcuno domani dicesse: “il david di Michelangelo non è mai esistito”.

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