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La
basilica di Santa Maria del Carmine, dedicata alla beata Vergine del
Carmelo, fu fondata nel 1268 inseme all'annesso convento che sorge
ancora oggi.
Il complesso fu ingrandito in
due diverse fasi. La prima quando finalmente ebbero il permesso di
utilizzare il terreno adiacente alla V cerchia muraria e nel 1464
quando vennero aggiunti il refettorio e la sala del capitolo. D'altro
canto il convento crebbe fino al XVII secolo. Nel 1490 fu restaurato
il primo chiostro e tra il 1600 ed il 1612 fu costruito il secondo
chiostro seguendo lo stile originale della chiesa. Nel 1771 ci fu il
dramma. Durante il lavori di realizzazione del nuovo soffitto, scoppiò
un incendio che distrusse quasi completamente la chiesa risparmiando
fortunatamente la Cappella Brancacci e la sagrestia che conserva
intatte le Storie di Santa Cecilia (attribuite a Lippo d'Andrea, 1400
circa) e si salvò anche il monumento funebre in marmo di Pier Soderini
(di Benedetto da Rovezzano, 1512-1513), posto all'interno del
coro dietro l'altar maggiore.
I lavori di ripristino, su progetto di Giuseppe Ruggieri, furono terminati
nel 1782 da Giulio Mannaioni, e si limitarono all'interno della chiesa
e lasciarono incompiuta la facciata.
La Cappella Brancacci
oltre all'incendio dovette salvarsi anche da un intervento di
ristrutturazione che doveva coprire gli affreschi. Merito fu di una
nobildonna fiorentina che in ogni modo possibile si oppose alla
copertura degli affreschi. In effetti questo ciclo di affreschi di
Masaccio e Masolino sono capolavori assoluti dell'arte del
rinascimento. La cappella fu completata da Filippo Lippi, studiata
anche dal Buonarroti che ne eseguì alcune copie per la loro forza
espressiva. Alla cappella Brancacci si accede da una porta sul lato
della chiesa. Questa visita è a pagamento.
Anche il convento
conserva numerose opere d'arte, soprattutto affreschi, seppur molti di
essi siano frammentari, fra i quali spiccano Il conferimento della
regola del Carmelo (Filippo Lippi) e
il Cenacolo (Alessandro Allori). Molti reperti provengono dai resti delle
cappelle e dell'antica chiesa, come i frammenti attribuiti a Pietro
Nelli (1385 circa) oggi nella Sala della Colonna che dà sul chiostro;
altri frammenti dalla cappella Del Pugliese eseguiti dallo Starnina
attorno al 1404.
Il secondo refettorio è infine affrescato con la Cena in casa di
Simone Fariseo di Giovan Battista Vanni (1645 circa) e qui sono
raccolti anche alcuni affreschi staccati provenienti dalla cappella
Nerli raffiguranti Storie della Passione di Cristo attribuiti a Lippo
d'Andrea (1402). |