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La chiesa, iniziata nel 1251 faceva parte
del complesso conventuale degli Umiliati, un ordine nato in lombardia
nel XII secolo. Gli Umiliati erano dediti alla lavorazione della lana,
all'accoglienza dei pellegrini ed ebbero qualche problema con il
Papato per via di alcune tendenze eretiche nate all'interno del
movimento. Furono scomunicati nel 1184 dal concilio di Verona e
riammessi poco dopo da Papa Innocenzo III che li riorganizzò in tre
ordini: i chierici, i monaci ed i laici. Nel 1571 l'ordine fi
definitivamente soppresso anche a causa di uno strano avvenimento. Un
certo Gerolamo Donato, detto "Farina", il 26 ottobre 1569 si recò
nella notte all'arcivescovato nascondendo un archibugio e sorprendendo
San Carlo Borromeo in preghiera in una cappella (vedi anche Alessandro
Manzonii promessi sposi). Il Farina esplose un colpo che non
fece danno alcuno ma che fu determinante per la soppressione
dell'ordine.
A Firenze gli Umiliati si stabilirono
prima fuori città come loro costume e proprio per offrire quell'accoglienza
ai pellegrini che una posizione decentrata facilitava. Si installarono
quindi presso la chiesetta di Santa Lucia, ed estesero gradualmente le loro proprietà fino a comprendere un
oratorio sul borgo (cioè su una strada fuori della vecchia
cinta muraria), dove fecero costruire la loro chiesa ad honorem
Sanctorum Omnium e il convento; il complesso venne portato a
termine nel 1260.
La zona era particolarmente adatta, perché all'altezza della Porta alla
Carraia, dove il Mugnone sfociava nell'Arno, c'era un'isoletta che
formava un canale utile per ricavare l'energia idraulica per mulini e
gualchiere. Per favorire tale sfruttamento, gli Umiliati costruirono
la pescaia di Santa Rosa, insieme a un ricco sistema di canali.
In breve tempo, alla fine del duegento, visto il fiorire della
ricchezza del quartiere e dei commercianti che attraverso donazioni
all'ordine che in un certo qual modo era ragione della loro agiatezza,
gli Umiliati furono chiamati a ricoprire importanti cariche pubbliche.
Intorno al 1310 venne posta sull'altar
maggiore la Maestà di Giotto, ora agli Uffizi. Nella sagrestia
sono conservate altre opere trecentesche, come una Crocifissione
ad affresco di Taddeo Gaddi ed un Crocifisso dipinto da un
collaboratore di Giotto. Sempre al Trecento risale lo slanciato
campanile.
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