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Per entrare in palazzo vecchio bisogna prima e per
forza passare da piazza della Signoria. Piazza strana, semicircolare,
una specie di "L " su cui domina la torre di Arnolfo. Facciamo
un passo indietro, qualcuno si ricorda l'inferno di Dante, in
particolar modo:
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10. 22 «O Tosco che per la città del foco
10. 23 vivo ten vai così parlando onesto,
10. 24 piacciati di restare in questo loco.
10. 25 La tua loquela ti fa manifesto
10. 26 di quella nobil patria natio
10. 27 a la qual forse fui troppo molesto».
10.
37 E l'animose man del duca e pronte
10. 38 mi pinser tra le sepulture a lui,
10. 39 dicendo: «Le parole tue sien conte».
10. 40 Com'io al piè de la sua tomba fui,
10. 41 guardommi un poco, e poi, quasi sdegnoso,
10. 42 mi dimandò: «Chi fuor li maggior tui?».
10. 43 Io ch'era d'ubidir disideroso,
10. 44 non gliel celai, ma tutto gliel'apersi;
10. 45 ond'ei levò le ciglia un poco in suso;
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10. 46 poi disse: «Fieramente furo avversi
10. 47 a me e a miei primi e a mia parte,
10. 48 sì che per due fiate li dispersi».
10. 49 «S'ei fur cacciati, ei tornar d'ogne parte»,
10. 50 rispuos'io lui, «l'una e l'altra fiata;
10. 51 ma i vostri non appreser ben quell'arte».

Dante Alighieri |
Lo riconosciamo come Farinata degli Uberti, che
salvò Firenze dalla distruzione dopo la battaglia di Montaperti (4
settembre 1260), famiglia vincitrice e ghibellina ma scacciata da
Firenze nel 1266. Firenze per certi lati ha sempre dato poco onore ai
suoi uomini di punta. Dante fu scacciato, Farinata che pur lottando
per la una parte avversa impedì una sicura distruzione totale della
Città. Dopo qualche anno, lo stesso destino toccherà al sommo poeta e
delle di lui spoglie, Santa Croce conserva solo una tomba vuota.
Ebbene, siamo alla fine di quel secolo XIII e
Firenze decise di costruire un palazzo che fosse prima di tutto
difendibile ed in secondo luogo manifestasse tutta la magnificenza
della città. Palazzo Vecchio fu costruito sopra le fondamenta di quel
palazzo ghibellino su cui l'odio della città perdente si accanì
con furia. Insieme a quel palazzo fu inglobato quello della famiglia
Vacca la cui torre, tagliata, servì per base della torre di Arnolfo di
Cambio. Il palazzo, fu portato a compimento nel 1314. Da quel momento
fu sede della Signoria composta da un consiglio cittadino a cui capo
vi erano i Priori (anche Dante ne fece parte nel 1300), e del
"Gonfaloniere di Giustizia", una carica a breve termine che era tra il
moderno sindaco ed il capo di governo.
"Il palazzo attuale è però frutto di altre costruzioni e ampliamenti
successivi, portati a termine fra il XIII ed il XVI secolo. Il Duca di
Atene, Gualtieri di Brienne iniziò le prime modifiche nel periodo
(1342-1343), ingrandendolo verso via della Ninna e dandogli l'aspetto
di una fortezza. Altre modifiche importanti avvennero nel periodo
1440-60 sotto Cosimo de' Medici, con l'introduzione di decorazioni in
stile rinascimentale nella Sala dei Dugento ed il primo cortile di
Michelozzo. Il Salone dei Cinquecento fu costruito invece dal 1494
durante la repubblica di Savonarola."
Nel XVI secolo gli ultimi ampliamenti posteriori ad opera di Battista
del Tasso e Bernardo Buontalenti che lo p ortarono
a volumi ed aspetto attuale. Da notare come la merlatura del palazzo è
guelfa, mentre quella ghibellina della torre di Arnolfo presenta merli
a coda di rondine (ghibellina). Il palazzo ha delle feritoie di
difesa, da cui si poteva gettare su eventuali assalitori dell'olio
bollente o delle pietre. Chicca sulle chicche, il palazzo dal XVII
secolo ebbe acqua corrente. Non in tutte le stanze ovviamente, ma
anche sui sui camminamenti di difesa sono presenti delle vere e
proprie cannelle in ottone. Una tubatura ed un deposito posto sulla
collina di Fiesole, garantivano prevalenza necessaria a raggiungere
tutti i piani e dare effetti d'acqua alle fontane.
Nel palazzo vi erano tra le tante due pregevoli
statue di Donatello, la "Giuditta e Olofene" (1455-60 circa), ed il
Marzocco. Attualmente sono state sostituite per la loro preziosità. Il
Marzocco è al Bargello (museo che apre quando se ne ricordano, siamo
sempre in Italia...), mentre la Giuditta è sempre dentro il palazzo.
Ai loro tempi erano poste sulla piazza.
Nel 1504 davanti all'ingresso del Palazzo Vecchio fu posto il Gigante
Bianco, il David di Michelangelo, simbolo di libertà e di Forza della
cittadina Gigliata. In cima alla torre di Arnolfo vi sono tre campane
che hanno segnato la storia della città. La prima, in ordine di
importanza è la "Martinella". Quando questa suonava i cittadini erano
chiamati ad adunanza. Il che spesso significava anche pericolo o
guerra in vista. La seconda e la terza, rispettivamente la campana del
mezzodì e quella dei rintocchi (la più grande).
" Il
primo cortile, al quale si accede dal portone principale su piazza
della Signoria fu progettato nel 1453 da Michelozzo. Nel 1565, in
occasione delle nozze tra Francesco I de' Medici, figlio di Cosimo I,
e Giovanna d'Austria, sorella dell'imperatore Massimiliano II, il
cortile venne trasformato e abbellito in un esuberante stile
manierista su progetto di Giorgio Vasari. Nelle lunette, tutto intorno
al cortile, sono riprodotte le insegne delle chiese e delle
congregazioni delle arti e mestieri della città, mentre nei riquadri
inferiori sono dipinte, in onore proprio di Giovanna d'Austria, le
Vedute di città dell'Impero degli Asburgo. Le volte sono arricchite da
decorazioni grottesche. Al centro, in sostituzione dell'antico
pozzo, venne eretta una fontana in porfido da Battista del Tadda e
Raffaello di Domenico di Polo, sulla quale venne collocata la più
antica statua bronzea del Putto con delfino di Andrea del Verrocchio
(1476), spostata dal 1959 al secondo piano del palazzo nel Terrazzo di
Giunone e sostituita nel cortile da una copia. Questa piccola statua
era inizialmente situata nel giardino della Villa Medici di Careggi e
l'acqua che la alimenta sgorgando dalle narici del delfino arriva fin
dal Giardino di Boboli grazia ad un antico sistema idrico di tubature.
Nella nicchia davanti la fontana è installata Sansone e il Filisteo di
Pierino da Vinci. Le colonne sono riccamente decorate, con scanalature
alternate a parti lavorate con stucchi dorati. Dal fianco sinistro del
cortile una porta conduce all'antica Sala d'Arme, un tempo usata come
deposito di armi e munizioni ed oggi usata per mostre temporanee ed
eventi speciali."
Secondo cortile
Qui vi era la Dogana, luogo in cui si pagava il
dazio delle merci provenienti fuori dal granducato secondo la politica
del "tutto sotto controllo". Se non si pagava, le merci non uscivano,
semplice. Nel cortile oggi si trova la biglietteria del museo e il
bookshop.
Terzo cortile
Detto Cortile nuovo, venne eseguito da Bartolomeo Ammannati e Bernardo
Buontalenti a conclusione dell'ampliamento verso via dei Gondi e via
dei Leoni. Vi si affacciano soprattutto uffici comunali e vi si
affaccia lo scalone che porta all'ufficio del Sindaco e alla Giunta.
Il salone dei 500, uno dei capolavori più
belli e preziosi di tutta l'Italia.
Ha una lunghezza di 54 metri ed è largo 23. Venne costruito nel 1494
da Simone del Pollaiolo, detto il Cronaca, su commissione di
Savonarola che, rimpiazzando i Medici alla guida di Firenze, volle
questa sala come sede del Consiglio Maggiore appunto di 500 membri. La
sala in seguito fu allargata dal Vasari che potesse diventare corte
per Cosimo I.
"Durante
la trasformazione (1555-1572) i famosi dipinti, ma incompleti, de La
battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci e de La Battaglia di
Cascina di Michelangelo vennero coperti o distrutti, ancora non è
chiaro. Della Battaglia di Anghiari esiste una celebre copia di Rubens
al museo del Louvre, ma in ogni caso delle due opere ci restano altre
copie e a volte i bozzetti."
Al tempo in cui Firenze fu capitale del Regno d'Italia, i parlamentari
si incontrarono qui (1865-1871). In questo periodo Firenze ebbe tante
di quelle distruzioni e rimaneggiamenti che nemmeno i bombardamenti
della seconda guerra mondiale eguagliarono. Un periodo storico davvero
da dimenticare.
Sulle pareti del salone dei 500 vi sono le
battaglie a cui parteciparono e vinsero le truppe Fiorentine.
- La presa di Siena,
- La conquista di Porto Ercole,
- La vittoria di Cosimo I a Marciano in Val di Chiana,
- La sconfitta dei pisani alla torre di San Vincenzo,
- Massimiliano d'Austria tenta la conquista di Livorno,
- Pisa attaccata dalle truppe fiorentine
Il soffito è realizzato con 39 pannelli costruiti e dipinti da Vasari
e dalla bottega, rappresentati "Importanti episodi della vita di
Cosimo I", i quartieri della città e la città stessa, con al centro
l'apoteosi rappresentante: "Scena di glorificazione come Gran Duca di
Firenze e di Toscana".
Da Vedere ancora: i quartieri monumentali, il
quartiere degli Elementi ed il quartiere di Eleonora. Per la
preziosità dei contenuti la visita richiede forse tanto quanto gli
Uffizi.
Curiosità
Sull'angolo destro della facciata di Palazzo vecchio è scolpito un
abbozzo di profilo. Non si sa chi abbia tentato o compiuto il fatto ma
"vox populi" lo attribuisce al Buonarroti. Sempre secondo la
tradizione, quello sarebbe il volto di un condannato a morte
addirittura fatto "voltato di schiena". L'unica sicura verità è che
pochi si sarebbero potuti avvicinare al palazzo ed impunemente
lavorare sulla facciata, quindi doveva essere sicuramente qualcuno per
cui la guardia avrebbe potuto chiudere più che un occhio.
Nella sala di Ercole è custodita una Madonna rinascimentale chiamata
popolarmente Madonna dell'Ufo per via di un oggetto volante "non
identificabile" dipinto nel cielo sullo sfondo. Si tratta di un
qualcosa grigio che emette dei raggi dorati, al quale guardano due
figurine sullo sfondo.
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