La Storia. Fu consacrata nel 393 ed è una delle chiese che si contendono il titolo di più antica della città; per trecento anni ha avuto il ruolo di cattedrale, prima di cedere lo status a Santa Reparata, quando vennero solennemente traslate le spoglie del primo vescovo di Firenze, San Zanobi. Fu ampliata e riconsacrata una prima volta nel 1059, con un capitolo di Canonici nella chiesa che diede impulso alla costruzione di alcuni ambienti come il chiostro a lato della chiesa. All'inizio del XV secolo, i Canonici deliberarono un nuovo ampliamento ma i lavori inizialmente, procedettero molto a rilento.
Nel 1419, Giovanni di Bicci de' Medici si offrì di
finanziare l'ampliamento, commissionando un progetto a Filippo
Brunelleschi che già vi aveva realizzato la Sagrestia Vecchia ed
un'altra cappella. Il grande architetto realizzò un grandioso disegno
che fu presto accettato da tutti con deciso entusiasmo ed il
committente decise di finanziare l'opera.
Brunelleschi, coadiuvato dal suo assistente Antonio Manetti, realizzò
così un punto di riferimento per tutta l'architettura religiosa
successiva, con un a
rioso interno a croce latina a tre navate,
scandite da colonne corinzie e archi a tutto sesto in pietra serena,
di colore grigio, che contrastano con l'intonaco bianco delle pareti.
Le proporzioni sono attentamente studiate e si basano sulla
ripetizione modulare di grandezze standard, in modo da creare una
successione di spazi regolari ideali, come dei grandi cubi affiancati
sormontati da semisfere. Contemporaneamente (1421) costruì la
Sagrestia, oggi detta Vecchia in contrapposizione a quella Nuova di
Michelangelo, con tondi di Donatello. La basilica fu terminata nel
1461, grazie anche al sostegno economico del figlio di Giovanni,
Cosimo de' Medici. San Lorenzo divenne presto la basilica dei Medici.
Cosimo il vecchio fu sepolto in un pilastro ancora visibile da una
grata. Il soffitto della navata centrale è decorato a lacunari (variante
dei "cassettoni"), con rosoni dorati su sfondo bianco rendendolo molto
luminoso e appariscente.
La facciata della chiesa
è tutt'ora incompiuta: papa Leone X, Medici,
dette a Michelangelo il compito di progettarne una nel 1518. L'artista
fece un modello ligneo di una facciata classica e proporzionata, ma
l'opera non fu ugualmente portata a termine, per problemi tecnici e
finanziari insorti già dall'approvvigionamento dei materiali. Sempre
Leone X commissionò la Sagrestia Nuova al grande artista, per
conservare i sepolcri dei due rampolli di casa Medici (Lorenzo Duca
d'Urbino e Giuliano Duca di Nemours, che morirono entrambi sui trent'anni
con grande costernazione del papa che tanto si era adoperato per la
loro affermazione. L'opera fu realizzata a più riprese e solo grazie a
un salvacondotto proposto dai Medici a Michelangelo, reo di aver preso
parte alle vicende della Repubblica fiorentina, obbligò l'artista a
terminare l'opera che altrimenti sarebbe rimasta uno dei tanti non
finiti michelangioleschi. D'altro canto questo modo di fare un po'
"allegro" e dissennato è stato tipico di tutti i Buonarroti fino alle
ultime discendenze quanto tutto l'ingente patrimonio familiare era
ormai stato tutto dilapidato in ogni modo possibile, soprattutto al
gioco. Fonte: Elina Buonarroti nei Casprini. Si scritto bene. L'ultima
discendente di quel "Buonarroti" era parte della nostra famiglia.
Il piccolo campanile è del 1740 di Ferdinando Ruggieri.
Le Cappelle medicee
sono la parte più imponente di tutto il complesso che nell'insieme rappresenta la potenza dei Medici nei tre aspetti
fondamentali. Il culto, la conoscenza e la forza economico-politica.
Le due parti principali che si visitano sono prolungamenti dell'abside
della basilica: la Sagrestia Nuova, edificata da Michelangelo dal 1519
in un decennio circa, e la grande Cappella dei Principi, del secolo
successivo, completamente ricoperta da marmi e pietre semi-preziose
dove sono sepolti i granduchi di Toscana e i loro familiari.
La cripta è il primo ambiente al quale si accede dall'ingresso del
museo basso ed imponente, sorregge tutto l'edificio sovrastante. Sul
pavimento vi sono poste le pietre tombali dei medici ed è da questo
ambiente, passando per la biglietteria, che attraverso due scale
si accede alla cappella dei principi.
La
Cappella dei Principi.
L'imponente e sfarzoso ambiente ottagonale è largo 28 metri ed è sormontato
dalla cupola di San Lorenzo, la seconda per maestosità in città dopo
quella del Brunelleschi.
Fu ideata da Cosimo I, ma la sua realizzazione si deve al suo
successore Ferdinando I, che incaricò l'architetto Matteo Nigetti,
1604 su disegno di Don Giovanni de' Medici. Lo stesso Buontalenti modificò in parte il
progetto.
Lo sfarzo abbagliante è dato dai ricchissimi intarsi creati con pietre
semipreziose, per la realizzazione dei quali fu creato l'Opificio
delle Pietre Dure. Entrare in quest'ambiente da una senzazione di
stupore. Non esiste millimetro in cui pietra e pietruzza non sia
intagliata in modo magistrale ed intarsiata l'una nell'altra a creare
disegni, stemmi e quant'altro possa rappresentare Firenze e la
magnificenza dei suoi principi o signori. Qui non troviamo colori
sgargianti visto l'ambiente, ma vi sono state usate pietre come i
lapislazzuli, il corallo e la madreperla. Le cappelle medicee sono
all'impressione del visitatore un immenso, magnificente e stupefacente
unico gioiello.
Nelle nicchie sarebbero dovute entrare le statue
di tutti granduchi, anche
se poi ne furono realizzate e poste in opera solo quelle di Ferdinando I e Cosimo II,
opere entrambe di Pietro Tacca eseguite tra il 1626 ed il 1642.
Gli altri sepolcri granducali appartengono a Cosimo I (1519-1574),
Cosimo II (successore di Ferdinando I, 1590-1561) e Cosimo III
(succeduto a Ferdinando II, 1643-1723). Al centro dell'atrio, nelle
intenzioni dei committenti, doveva trovarsi il Santo Sepolcro, sebbene
i vari tentativi di comprarlo o rubarlo a Gerusalemme fallirono. I
sarcofagi in realtà non contengono le spoglie materiali dei principi e
dei loro familiari. Questi infatti sono in ambienti semplici e spogli
nascosti dietro le mura. In una piccola stanza dietro l'altare vi sono
dei reliquiari di pregevole fattura donati a Firenze da papa Leone X.
La Sagrestia Nuova
Edificata da Michelangelo a più riprese tra il 1521 ed il 1534, vi
si accede da un corridoio dalla Cappella dei Principi, mentre la porta
che permette di entrare nella basilica oggi è chiusa.
Commissionata da Papa Leone X ed il cardinale Giulio de' Medici
(futuro Clemente VII), Michelangelo la realizzò partendo dalla stessa
pianta della Sacrestia Vecchia del Brunelleschi e divise lo spazio in
forme più complesse, con archi trionfali che si aprono su delle specie
di absidi. Incassati nelle due pareti laterali realizzò i sepolcri
monumentali dedicati a Giuliano Duca di Nemours e suo nipote Lorenzo
Duca d'Urbino, per i quali scolpì tre sculture ciascuno: le Allegorie
del Tempo, adagiate sopra i sepolcri, e i ritratti soprastanti dei
Duchi. Per la tomba di Giuliano de' Medici, seduto in fiera postura,
scelse le il Giorno e la Notte; per quella di Lorenzo, in posa
malinconica e pensierosa, il Crepuscolo e l'Aurora.
Entrambe le statue guardano verso il centro della cappella dove
Michelangelo realizzò e pose una Madonna con Gesù in grembo. Volgendo
il loro sguardo alla rappresentazione sacra i duchi esprimono le
inclinazioni religiose dell'artista, secondo il quale, quando le
glorie terrene passano, solo la spiritualità e la religione riescono a
dare sollievo alle inquietudini degli uomini. Completano il corredo le
statue dei Santi Cosma e Damiano, di seguagi di Michelangelo.
Sotto l'altare sono sepolti anche Lorenzo il Magnifico e suo fratello
Giuliano de' Medici, per i quali non ci fu mai il tempo per costruire
una sepoltura monumentale: nel 1534 infatti Michelangelo partì
definitivamente da Firenze e lasciò l'opera incompiuta.
La Biblioteca.
D
opo
varie visiccitudini e controversie progettuali con il Buonarroti, la
biblioteca si innalza su due livelli: il ricetto al primo piano, e
attraverso l'imponente scalone in pietra, al secondo dove è posta la
libreria. Il motivo principale della sopraelevazione della biblioteca
è derivato dal problema di dover sfruttare per quando possibile, ogni
ora di luce diurna per l'illuminazione della sala di lettura.
I lavori iniziarono tra il 1525 ed il 26 ma subirono subito un
interruzzione per la caduta della Signo
ria.
Inoltre da quella data, Michelangelo venne nominato "Magistrato de'
Nove" della milizia cittadina (il 10 genn. 1529), e fino al settembre
fu impegnato nelle fortificazioni della città per poi passare alla
difesa della medesima presa in assedio dalle truppe papali. Il 12
agosto 1530, la città fu ripresa nuovamente nelle mani dei Medici e
Michelangelo dovette darsi ad una fortunosa fuga dai sicari di Alessandro de'
Medici. Perdonato dal Papa, dovette portare a termine l'opera
commissionata insieme alle tombe Medicee. Clemente VII conosceva molto
bene il tipo "Michelangelo". Nel 1533 Sebastiano del Piombo, sollecitò l'artista con un: "et dice (Sua Santità) che alogate li banchi e palchi e figure e scale e quello
pare a vui.e che si faci tutto quello si pol fare senza vui".
"Nel 1
534
i banchi di lettura furono allestiti dal Battista e dal Ciapin ma la morte del parte del Buonarroti nello
stesso anno, convinse l'artista ad abbandonare
definitivamente Firenze e spostarsi a Roma dove iniziò il magnificente
"Giudizio universale" consegnato al pubblico nel 1541 mentre i lavori
della biblioteca furono per il momento abbandonati. il pavimento venne eseguito su
disegno di Perin del Vaga da Sante Baglioni negli anni 1549-54; al
1550 risale la decorazione del soffitto ad opera di Battista del
Tasso.
Infine la travagliata realizzazione dello scalone: il progetto
del Buonarroti subì molti ripensamenti e molte varianti sì che la
sua esecuzione si protrasse sino al 1558 quando Michelangelo inviò un
modellino in terracotta accompagnato da una lettera esplicativa. E la
definitiva realizzazione da parte dell'Ammannati solo nel 1571 la
Biblioteca poté esser aperta al pubblico.
Particolarità
Il concetto
di biblioteca era leggermente diverso da oggi dove ci si presenta ad
un banco e si chiede un libro in cosultazione. All'epoca ogni banco
conteneva un certo numero di libri legati al medesimo. Sul lato del
banco erano listati i libri contenuti in quel determinato banco. Si
leggeva quindi la lista dei libri su ogni banco fino a trovare il
libro e si sedeva solo ed esclusivamente a quel banco per la
consultazione. Tale sistema era praticato per evitare furti visto che
i libri non erano di carta ma di pergamena e di costo davvero elevato.